Sono Io Cosa Vostra?

SONO IO COSA VOSTRA?

Un'opera di Carlo Goldoni
Regia, scene e costumi di Ferruccio Merisi
Con Lucia Zaghet, Giulia Colussi e Daria Sadovskaia
Realizzazione scene Jacopo Pittino

SINOSSI

La produzione è il coronamento di un progetto di ricerca ed innovazione lungo ed articolato, del quale la componente di grande maggioranza femminile del collettivo artistico costituisce il punto di partenza ed insieme il punto di forza. Tanto l’argomento della drammaturgia quanto la peculiarità dei linguaggi della messa in scena incarnano questa qualità, che trova riscontro nell’urgenza civile di una vera parità di genere. Si tratta di rappresentare zone poco esplorate di conoscenza e di coscienza, di logica e di sentimento. Zone nuove, o dimenticate, o a volte nascoste sotto strati di pregiudizi, o anche di retoriche tanto apparentemente corrette quanto rigide e poco risolutive. E il teatro, che è proprio l’arte di “rappresentare disvelando”, può e deve in questo senso fare la sua parte. Contestualmente il progetto, che si definisce ed è effettivamente “di ricerca e innovazione”, vuole però orientare questa qualità con una decisa popolarità. La compagnia si impegna da tempo, e con questo progetto intende arrivarne ad un coronamento, nella definizione di un nuovo teatro popolare, al passo con i tempi e capace di produrre, dolcemente e senza strappi, quello scarto artistico e poetico che caratterizza la vera essenza della comunicazione artistica di valore sociale e civile. Un’arte alla portata di tutti dunque, proprio in nome dell’urgenza civile di cui sopra. In questa direzione il progetto intende approfondire e portare ad una chiara evidenza di risultati la ricerca ormai trentennale che la compagnia Hellequin e la casa madre Scuola Sperimentale dell’Attore portano avanti in direzione di una nuova Commedia dell’Arte, che onori quella antica rinnovando e rendendo del tutto contemporanee le sue forme, maschere comprese, i suoi contenuti, le sue drammaturgie, le sue qualità tecniche e le sue tuttora rivoluzionarie relazioni di produzione e di distribuzione. Come terreno di partenza il progetto si è riferito alle opere di Carlo Goldoni, con una motivazione molto precisa. Goldoni è forse il primo autore della storia della letteratura mondiale “alta” che si è avventurato nella leggerezza dell’essere, sulle orme delle donne della sua vita. Ritraendole con grande lealtà, anche dove pensava di denunciare qualche loro condotta discutibile, ha finito per edificare piccoli grandi monumenti alla loro forza vitale e alla loro novità sociale. Le donne di Goldoni risplendono meravigliosamente di luce propria, con la consapevolezza di essere “la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura” (parola di Mirandolina). E non vogliono essere proprietà di nessuno. Un tema questo che, nonostante sia passato molto tempo dal manifestarsi del femminismo e delle sue capacità di comunicazione, non risulta tuttora risolto a livello sociale e civile, tant’è che purtroppo si scontra, nell’attualità, con drammatici eventi a livello privato e pubblico. “Son io cosa vostra?”, è una domanda pronunciata dal personaggio di Rosaura nella commedia “La vedova scaltra”, ed è la battuta intorno alla quale ha finito per gravitare, dal punto di vista drammaturgico, tutto il progetto di produzione. Così il risultato finale avrà questo titolo, e in esso raccoglierà anche gli altri titoli che, nel corso del lungo work in progress, hanno progressivamente definito le varie fasi del progetto e illustrato le loro presentazioni sperimentali al pubblico. “La Donna Forte”, “La cosa più bella”, “Rosa Goldoni”: titoli significativi, che indicano e danno sostanza ad una nuova considerazione di valore del genere femminile. Un valore che, attraverso il teatro, si spera di rendere più percepibile, più concreto e più sfaccettato, e dunque più rispettato, nella nostra contemporaneità. E proprio per dialogare con la nostra contemporaneità il progetto prevede di intrecciare le innovazioni che riguarderanno quattro ambiti di lavoro: quello drammaturgico, quello della lingua (attualizzando radicalmente la lingua goldoniana); quello del linguaggio del corpo; quello della multidisciplinarietà scenica, con la presenza e con la cura degli elementi coreografici, figurativi e musicali. A proposito di quest’ultimo ambito, alcune scelte caratteristiche renderanno unico e speciale lo spettacolo finale: ci saranno maschere moderne e inedite, realizzate con rigore artistico e antropologico; i costumi saranno unisex e rivoluzionari dal punto di vista dell’efficacia scenica; e ci saranno musiche dal vivo, costruite rimaneggiando tracce del repertorio pop contemporaneo, scelte secondo la loro assonanza emotiva e di senso con la catena di scene teatrali che si troveranno a sottolineare con giochi di commento o di contrappunto. Le attrici, molto preparate ed esperte in ognuno dei suddetti ambiti e capaci di eccellente trasformismo, con questi punti di appoggio interpreteranno tanto i ruoli femminili quanto quelli maschili, ritratti in una serie di incontri, scontri d’amore e abbracci spinosi che, senza apparentemente seguire una logica narrativa, costruiranno però in modo molto innovativo per assonanze e dissonanze un crescendo di significati profondi e ben ordinati. Il risultato atteso è un inno alle donne molto poco retorico, tale da lasciare un retrogusto sorridente e stimolante insieme. E insieme un’analisi spiritosa eppure molto incisiva e per nulla conciliante del rapporto tra i sessi, senza alcun pregiudizio, e talmente imparziale da proporre anche gradevoli e sinceri omaggi ai “signori uomini”.