IL PRINCIPE
“Essendo l'intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa.” (capitolo XV, Il Principe) In qualsiasi modo si interpretino i suoi intenti, il Principe non lascia mai indifferenti. Non si resta impassibili di fronte all’idea inquietante che la politica non possa essere guidata da quei codici etici che la maggior parte di noi osserva nel suo vivere quotidiano. E quale che sia la nostra reazione a questa idea una volta chiuso il libro sarà molto difficile continuare a pensare ai nostri leader contemporanei nello stesso modo di prima (Tim Parks). Che cos’è, oggi, il “Principe” di Machiavelli? Cosa c’è di così accattivante in una formula letteraria così distante dal viver d’oggi come quella del “trattato”? Perché mai dovrebbe stimolare poi un appetito teatrale e, magari, spettacolare? Cosa racconta al nostro vivere quotidiano o al quotidiano vivere del potere esercitato oggi dai leader delle potenze mondiali? Ma soprattutto, è possibile farne nel 2025, nel bel mezzo di un conflitto dalle apparenze “non mondiale”, un punto di partenza per una profonda riflessione umana, non solo politica? Perché scegliere il Principe? Perché Machiavelli va oltre il suo momento storico, parlandoci innanzitutto del potere quale impulso, antico quanto l’uomo, privo d’epoca. Perché quando si parla di potere, in un programma seppure di carattere artistico pensato per un triennio di lavoro, non ci si può esimere dal non pensare a quel “fine che giustifica i mezzi” vessillo del Machiavelli ed alla derivazione “machiavellica” che qualifica un’azione ispirata a princìpi che esaltano l'astuzia e la mancanza di ogni scrupolo nei rapporti politici e sociali. Il Principe è un’opera caustica quanto mai attuale, un autentico manuale di quella che oggi si suole chiamare realpolitik. Ma della penna di Machiavelli, in scena, ci piace pensare alla restituzione di quella suggestione di pensieri che si fa azione. La voce dell’attore che mastica la parola trasformandola in carne e poi in pietre, massi, piante o animali. Non di uno spettacolo teatrale in senso stretto ma, come da anni fa la compagnia aquilana, attraverso la ricerca di nuovi linguaggi, parleremo di un’evocazione teatrale che, in questa versione firmata dalla regia di Livio Galassi, fonde parole e suoni, canto e recitazione, musica e silenzio esecuzioni ricercate ed evocate, che come “siparietti brechtiani alla Kurt Weill dipingono quell’essere maledettamente umano, come il Principe, in cerca di potere.
Scheda
IL PRINCIPE
Niccolò Machiavelli
Manuele Morgese
60 minuti
Alessio Cirella
