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IL CASO DORIAN GRAYdi Giuseppe Manfridicon Manuele Morgese regia Pino Micol Tre personaggi e una sola storia che, per ragioni diverse, riguarda ciascuno di essi. Henry, Basil e Dorian. Sofisticato e fatuo come un vero dandy, il primo; morboso e solitario, il secondo; vanitoso e perfido il terzo, Dorian Gray, che nel romanzo di Wilde assurge a protagonista assoluto. In questa reinvenzione drammaturgica dell’opera, invece, il suo ruolo si equipara a quello degli altri due in uno smontaggio della trama narrativa ripensata nei termini di un’indagine processuale. Al centro dell’inchiesta, un mistero dall’intreccio tanto articolato da non essere noto, nella sua interezza, a nessuno dei tre. Henry, Basil e Dorian si avvicenderanno, così, in una serie di deposizioni corrispondenti ad altrettante visioni dei fatti. A tre punti di vista che, congiunti, offriranno allo spettatore la chiave di questo formidabile enigma, teatralmente concepito come una virtuosistica partitura per attore solista. L’incalzare del ritmo, sempre più marcato nel passare da un movimento all’altro, è tale da far maturare una suspense imprevista, e le atmosfere gotiche in cui matura la vicenda finiranno ben presto con l’assumere i connotati di un noir senza precedenti. Giuseppe Manfridi L’eterna bellezza, la giovinezza dalla pelle liscia conservata per sempre, il corpo esentato dagli insulti del tempo; le brutture destinate a tutti gli uomini indistintamente, trasferite in un quadro, unica vittima dell’infernale clessidra. Sogno faustiano di impossibile realizzazione e per questo almeno per una volta, concepito e vagheggiato da chiunque, appunto come sogno. E se succedesse? Quali terrori, quali compromessi estremi, quali baratri di incubi senza risveglio? Difficile raccontare l’impossibile; il genio di Wilde tenta di raccontare i diabolici eventi; Manfridi impavido cerca di andare oltre e di scavare nell’anima dei protagonisti dell’evento inimmaginabile; Manuele ed io tentiamo di esorcizzare le paure legate all’evento spaventoso giocando a riproporlo in teatro, unico luogo in grado di reggere l’impossibile, unico luogo in cui un attore, impasto di realtà e sogno diventa uno e tre personaggi confrontandoli, diventando ora l’uno ora l’altro, senza aver paura di presentare la verità di ognuno come la verità assoluta; sempre e comunque in bilico fra lucidità e follia. Pino Micol |
CASE OF DORIAN GRAYby Giuseppe Manfridiwith Manuele Morgese director Pino Micol A single story built around three characters. Henry, Basil, Dorian. The first sophisticated and fatuous like a true dandy; the second lonely, solitary and morbid; finally Dorian Gray vain and perfidious, and meant to be the absolute protagonist in Wilde's novel. This reinterpretation of the drama places Dorian Gray on the same level as the other characters, while the original plot is turned into an investigation . The enquiry focuses on such a twisted mystery none of the three characters is entirely aware of. Henry, Basil and Dorian alternate in a series of depositions in which they unveil their respective points of view. Points of view which give the viewer the key to solve the enigma, as soon as they're put together. The play is conceived as a dramatic performance for a soloist. The steady pace, the suspense and the Gothic atmosphere give the story shades of a noir. Giuseppe Manfridi Eternal beauty, youth, smooth skin, body with no marks of time; what the fate reserves for everybody is only applied to a picture: the only victim of the passing time. Faustian dream impossible to reach therefore longed by everyone. But what would happen if it did came true? What fears, what doubts, which compromises? Hard to tell. Wilde's mind attempts to explain the evil events; Manfridi digs into the souls of the ones involved into the plot; Manuele and I try to exorcize the fears connected to the story by playing it on stage. Indeed, theatre is the only place in which an actor can impersonate three different roles, coming to three different truths. Always alternating between reason and madness. Pino Micol |